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Cocumola

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Il territorio di Cocumola è stato abitato sin da tempi antichissimi come testimoniano i numerosi dolmen e menhir esistenti in loco. Nel 1885 lo storico Cosimo De Giorgi, descrisse accuratamente due dolmen (Muntarruni e Monte Culumbu) e due menhir (Croce e Pizzilonghi-Urpinara). Oggi sono presenti solo i due menhir; dei dolmen è possibile invece osservare solo i resti del dolmen Monte Culumbu.

Nel periodo messapico qui vi era un deposito di prodotti del raccolto, costruito scavando nel terreno calcareo le "fogge", una sorta di magazzini (silos) a forma di imbuto capovolto, con un'imboccatura stretta, a consentire appena ad un uomo di calarvisi dentro. Le fogge sono presenti nel centro storico del paese e se ne contano approssimativamente un centinaio.

Fu senz'altro colonizzata dai greci e, successivamente, passò sotto il dominio romano. Evidenti tracce della presenza romana a Cocumola e dintorni sono da attribuire ad una strada vicinale che dalla masseria San Giovanni conduce a Porto Badisco e il cui fondo stradale è costituito da pietra biancastra con evidenti tracce delle carrozze che nei tempi l'hanno percorso. Indubbia quindi, la presenza a Cocumola di abitanti Messapi, Romani e poi successivamente, Bizantini, Normanni ed Angioini. I Bizantini avrebbero lasciato le tracce del loro passaggio con una chiesa di rito greco dedicata a San Giorgio. Venne distrutta dopo la latinizzazione del Salento e quindi dopo l'abolizione del rito bizantino. Di questa struttura non restano tracce se non il toponimo Via San Giorgio nelle vicinanze del posto in cui la chiesa sorgeva.

Intorno al XVI secolo, divenuta casale con il nome di San Joannis di Cocumola fu dotata di un torrione a guardia delle vie di accesso al mare dopo le incursioni dei saraceni nel Salento. La torre circolare, di cui ne rimangono solo le fondamenta, venne abbattuta nei primi anni del XX secolo e con questa fu ampliata la Chiesa Matrice nel 1906.

Dal Catasto onciario del 1749 si apprende che il villaggio di Cocumola faceva parte della Diocesi di Castro e che risultava essere uno dei più piccoli casali di Terra d'Otranto insieme a quello di Vaste e San Cassiano. Nel 1508 il casale era costituito da soli 28 "fuochi" (famiglie) che crebbero sino a 59 nel 1595. Successivamente essi decrebbero a 50 nel 1648 e a 30 nel 1669. Nel 1732 Cocumola fu tassata per 33 fuochi mentre nel 1737 se ne contavano 31[5].

Diverse furono le famiglie che ebbero in possesso il feudo di Cocumola nel corso dei secoli. Primi feudatari furono i Sangiovanni i quali ottennero il casale direttamente dal re Guglielmo II. Nel 1277 il feudo si scende in due quote, di cui una rimane nella famiglia Sangiovanni, l'altra, con il nome di Cocumola, perviene nella famiglia Sambiasi. Le due quote verranno unite solo nel XVII secolo. Alla quota di Cocumola si susseguirono i Venturi, i Gualtieri, i Ruiz De Castro ed infine, nel 1786 i Rossi che rimasero sino al 1806, anno dell'eversione della feudalità. Con la formazione dei Comuni, Cocumola fu aggregato a Minervino di Lecce.

Toponimo
Le ipotesi circa l'origine del toponimo sono due. La presenza delle fogge farebbe pensare al termine latino "cumulus" col significato di raccolta, accumulo, granaio. Più verosimilmente il toponimo deriverebbe da un'altra parola latina, "cucuma", cioè piccolo vaso di creta supponendo che nel paese in passato vi erano botteghe artigiane dedite alla produzione di terracotte. In documenti del XVII secolo compare con il nome Cocumella.

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