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Tavole San Giuseppe

Caratteri + - :

foto tavola allestita da   Privati

in collaborazione con l'Associazione PROLOCO MINERVA

IX edizione de

"La Tavola di San Giuseppe"

del 18-19 marzo 2014

Manifesto Programma

Manifesto itinerario tavole

Video della serata del 15 marzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

ORIGINI
L’origine della TAVOLA DI SAN GIUSEPPE si perde nel tempo e risulta impossibile fissarne la data di nascita.

Questa tradizione, comune a molti paesi del Salento, probabilmente risale al periodo medioevale. Era usanza, infatti, da parte del “signore” del luogo ( i cosiddetti “patruni”), offrire da mangiare una volta all’anno a tutti i poveri. In riferimento a quella consuetudine, nei nostri paesi, alcune famiglie preparavano grandi quantità di “massa” da distribuire ai vicini, ai conoscenti e anche ai poveri.


Il culto di San Giuseppe viene anche associato nel Salento ad una devozione a livello paraliturgico e folkloristico. Si dice che la “tavolata” sia stata introdotta da profughi albanesi rifugiatisi in Puglia nei secoli scorsi in seguito alla pressione dei Turchi.

In alcuni paesi dell’Albania salentina, infatti, esisteva fino a poco tempo fa l’usanza di preparare in molte case, la sera del 18 marzo, delle tavole imbandite con numerose varietà di cibi: le “tavolate”.


Davanti al quadro del Santo, posto a capotavola tra le lampade accese, i devoti, anche forestieri, ammiravano le pietanze e recitavano lodi. Il giorno dopo le pietanze venivano distribuite.

Finalità

Il devoto prepara la  Tavolata o perché ha chiesto qualche “grazia” al Santo o perché si è ritenuto graziato dal Santo, per cui è necessario dimostrare la gratitudine attraverso  l’allestimento di questo segno particolare.

Allestimento e composizione

La tradizione non si limita alla preparazione delle tavolate, ma il rituale comincia all’inizio del mese dove in molte famiglie si prepara la “massa” e il pane. Qualche giorno prima, tutta la famiglia del devoto, spesso anche il vicinato, è impegnato nella preparazione delle tavolate. Queste vengono imbandite nella stanza più ampia della casa e si presta tutta l’attenzione possibile per la buona riuscita delle pietanze, perché al Santo si deve dare il meglio. Quando si decide di allestire la tavola, il devoto invita parenti, amici, vicini di casa a rappresentare i Santi che vengono indicati con i nomi degli apostoli o con nomi di persone vicine a Gesù Cristo. Tutti questi personaggi nel periodo di San Giuseppe non dovranno “ncammerare”, cioè non mangiare formaggio, uova, carne come è d’obbligo nel periodo della Quaresima.

Con una tavola di tredici Santi, il devoto  deve preparare un  piatto per ogni pietanza.

LE PIETANZE

Le tavolate vengono distinte in cotte e crude. I preparativi durano alcuni giorni e tutta la notte precedente il giorno di SAN Giuseppe . Sulle tavole si collocano grossi pani a forma di ciambella (il cui peso si aggira intorno ai 3 - 5 kg) con al centro un grosso arancio e finocchio. I piatti consistono in minestre vegetali, paste fresche, ortaggi cotti, fritture di pesce, stoccafisso, dolci rituali e ottimo vino che va bevuto solo sulle pietanze salate e soprattutto si alterna alle pietanze stesse.

Le pietanze presentate  sono:

"pampasciuni",  "massa", "vermiceddhri   cu 'llu mele", "ciciri", "rape", "stoccapesce", "pesce frittu", "pittule", "fritti vari".



Il giorno di San Giuseppe il parroco benedice le tavole cotte, mentre quelle crude vengono benedette la vigilia .

"Maestro" e a capo di tutto per l'occasione è San Giuseppe. Il suo pasto è contrassegnato da bastone foderato di carta e recente un mazzo di fiori con nastro azzurro.

San Giuseppe è capotavola e dà inizio al pranzo, battendo un colpo di bastone sul pavimento. Ogni tanto il pranzo viene interrotto dal Santo con un colpetto di forchetta sul piatto. Tutti devono smettere per cominciare la recitazione di una preghiera e passare alla pietanza successiva.

 

Foto:

 

edizione 2012
Edizione 2010

Saluti del Sindaco

saluti

tavola 2010

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